Cosa ho imparato da un anno senza Facebook

A luglio del 2018, ho deciso di iniziare un esperimento personale sull’uso dei social network, in particolare di Facebook ed Instagram.

Ho installato un’applicazione sul mio smartphone che mi permettesse di monitorare il tempo che ogni giorno spendevo sulle varie applicazioni, e dopo qualche settimana di utilizzo ho tirato fuori la media di circa 3 ore al giorno tra Instagram e Facebook.

Non avevo tempo per uscire, per leggere, per guardare un film ma avevo tempo per passare 3 ore al giorno su un social network.

Ovviamente rimasi molto colpito da questa mia media giornaliera, al punto che ho deciso di limitare al minimo indispensabile ogni mia attività sui social.

Dico limitare perché ad oggi eliminarsi da Facebook è diventato praticamente impossibile, questo perché molto spesso mi ritrovavo ingenuamente ad utilizzare la funzione “Registrati con Facebook” e (ovviamente) una volta eliminato il mio account, l’accesso ai servizi in cui avevo utilizzato questa funzione sarebbe stato impossibile.

Inoltre, dato che seguo alcune community su Facebook utili per la mia professione, mi viene utile, di tanto in tanto accedere al social network per dare un’occhiata alle ultime novità del settore o per scambiare delle informazioni utili tra altri professionisti, ma qui ho notato una cosa alquanto bizzarra.

Nel momento in cui aprivo Facebook con il fine esclusivo di accedere ad un contenuto specifico (come ad esempio un gruppo), venivo “catturato” dal feed nelle notizie.
Inconsciamente iniziavo a scrollare il feed per decine e decine di minuti senza neanche rendermene conto.

Quando uscivo fuori da questa ipnosi, mi accorgevo di aver perso mezz’ora del mio tempo su Facebook nonostante io avessi deciso di smettere, ed ogni volta mi ripromettevo che non avrei più lasciato che questo accadesse.

Più tempo passava dalla mia “disintossicazione” e più avevo bisogno di stare su Facebook.

Per professione, mi trovo a stare anche 12 ore davanti ad un computer, quindi la tentazione era forte:
mentre lavoravo, a volte aprivo la tab di chrome e senza neanche pensarci digitavo “facebook.com”.
A volte me ne accorgevo e interrompevo subito l’azione, ma altre volte mi ritrovavo a scrollare la home di Facebook senza neanche volerlo.

Passava qualche giorno, e ogni volta ricadevo nello stesso tranello, al che ho deciso di adottare una soluzione drastica:
scrissi uno stupidissimo script in javascript che veniva eseguito ogni volta che aprivo Facebook.
3 banalissime linee di codice che mi rimpiazzavano il feed di Facebook con un bel quadrato bianco con scritto sopra in rosso “Sei un coglione”.

Incuriosito da questo strano fenomeno che mi stava affliggendo, iniziai a fare qualche ricerca ed ho scoperto di non essere l’unico afflitto da questa assuefazione.
Trovai persino un tipo che ha sviluppato una soluzione più elegante della mia: un’estensione di Chrome chiamata News Feed Eradicator.

Citando testualmente la descrizione sul Chrome web Store:

Find yourself spending too much time on Facebook? Eradicate distractions by replacing your entire news feed with an inspiring quote
Do you often want to check Facebook, and then find yourself disappearing for hours as you are consumed by the bottomless pit that is the News Feed? Do you want your life back, but can’t bear to delete Facebook altogether?

Enter News Feed Eradicator. Your life will never be the same again.

News Feed Eradicator removes your news feed (and live ticker) and replaces it instead with an inspirational quote.

Geniale.

In realtà però, Facebook era sola la punta dell’iceberg, il vero problema era Instagram. Per intere settimane ho sbloccato il telefono inconsciamente cliccando sullo spazio vuoto che una volta era riempito dall’icona di Instagram, sentendomi un completo idiota.

Questo mio comportamento iniziò a farmi riflettere.
Iniziai a pensare a tutte quelle volte in cui toglievo una foto da Instagram perché aveva raggiunto pochi like (dai non giudicatemi, lo avete fatto tutti) o postavo immagini con tag tipo #tag4like #follow4follow per raggiungere più persone.
La mia autostima dipendeva dal numero di like di un post o dalle visualizzazioni di una storia e questo ha iniziato a preoccuparmi seriamente.

Fortunatamente, iniziai ad utilizzare i social network più o meno solo ai tempi delle superiori, ma cosa sarebbe accaduto se io avessi iniziato ad utilizzarlo prima? A mio parere, avrebbe causato (e sta causando tutt’ora, alle nuove generazioni) danni irreparabili.

[INIZIO MOMENTO COMPLOTTISTA/POLEMICO]
(perdonatemi)

I social network ci hanno abituato ad un concetto di “perfezione”. Scrollando il feed di Facebook o di Instagram tutti osannano una vita che non gli appartiene realmente: è diventata una competizione tra chi “vuole apparire più felice”.
Ma quello che mi chiedo è, quanti di loro sono realmente soddisfatti?

Aggiungo un po’ di foto a caso per rendere l’idea

Ovviamente, la mia decisione di abbandonare i social non è passata inosservata tra le mie conoscenze: mi è capitato di essermi beccato l’etichetta de “quello che va fuori dal gregge” o “l’asociale di turno”, ma a conti fatti penso che se la “normalità” sia passare ore sui social, entrare in crisi mistica ogni volta che si aggiorna la foto del profilo per paura di non raggiungere un numero sufficiente di “mi piace” o programmare l’orario dell’uscita della mia nuova foto su instagram con un almanacco astronomico… Beh, sono felicissimo di essere io quello strambo.

[FINE MOMENTO COMPLOTTISTA/POLEMICO]

Tornando a noi, ho dedicato molto tempo nella ricerca delle controindicazioni di un uso non consapevole dei social network, e le mie ricerche sono state oggetto di discussione con i miei amici più cari.
Con mia grandissima soddisfazione, alcuni al termine della conversazione si sono decisi a compiere “il grande passo” e cancellarsi dal social network a loro più caro o a ridurne l’uso.

Tra le ricerche più curiose in cui mi sono imbattuto, c’è la relazione su “utilizzo dei social network” e soglia di attenzione:
col passare degli anni, la nostra soglia di attenzione si è ridotta a pochissimi secondi, questo perché siamo bombardati costantemente di informazioni durante tutta la giornata.

Sapevi che le informazioni che ricevi oggi in un giorno sono quelle che un cittadino del ‘600 riceveva in tutta la sua vita?

Quindi, perché utilizzare uno strumento che causa ansia, depressione, altera le tue capacità di essere concentrato, utilizza i tuoi dati per fare cassa e ti fa perdere tempo?

Se la risposta è “lo uso quando ho bisogno di riposarmi” sappi che è errata, in realtà ti stai solo stancando di più, dato che il tuo cervello è invaso da informazioni e stimoli continui.

Per concludere, a più di un anno dall’inizio di questo esperimento, posso dire che non tornerei più indietro.
Tra i benefici che ho riscontrato appaiono:

Arrivato fin qui mi starai prendendo per pazzo: sto paragonando un social network ad una vera e propria droga. Ma questo paragone è molto più azzeccato di quanto tu creda.
Alcuni studi hanno dimostrato che nel momento in cui riceviamo un like, viene innescato un meccanismo nella nostra mente assimilabile a quello di una droga (leggi qui: Non riesci a staccarti dai social? La spiegazione è nella chimica)

Se sei arrivato fin qui, significa che la tua soglia di attenzione è ancora superiore a quella di un pesce rosso.

Chiudo questo noiosissimo monologo con alcuni spunti di riflessione.

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