Il mio primo volo come solista

Da sempre, chiunque sia “addetto ai lavori” nell’ambito aeronautico, mi ha sempre raccontato che il primo volo come solista sia un’esperienza indimenticabile, il momento più importante della vita di ogni pilota.
In questo articolo racconterò quella che è stata la mia prima esperienza di volo in solitaria.

L’elemento centrale della mia estate del 2017 è stato il volo.
Mi iscrissi ad una scuola di volo all’aeroporto di Roba Urbe a giugno di quell’anno, e ben presto iniziai con le ore di pratica.
Dopo oltre 6 anni a “giocare” a Flight Simulator X sul fantastico network di IVAO, finalmente ero a bordo di un vero aeromobile.
Avevo iniziato a lavorare da poco, ed ero riuscito a mettere da parte ciò che bastava per pagare una buona parte delle ore di volo necessarie al conseguimento della licenza da Pilota Privato (PPL-A), e mi buttai a capofitto in quest’avventura e ne rimasi completamente stregato.

Totalizzate le prima 15 ore di volo, arrivò la fantomatica frase:

“Ora ti tocca volare da solo”

Ero molto orgoglioso di dove ero arrivato, ma al tempo stesso terrorizzato.

Le settimane che precedettero il “check” per l’abilitazione al primo volo in solitaria furono abbastanza strazianti, non mi reputavo minimamente all’altezza di quella situazione, ed arrivai al giorno dell’esame con appena un paio d’ore di sonno (sì, chi mi conosce sa che rapporto ho con l’ansia).

Fallii il test miseramente, dalla A alla Z.
Sono riuscito persino a sbagliare le taxiway di un aeroporto che conoscevo meglio delle mie tasche, ho dimenticato tutti i controlli pre-atterraggio e addirittura i flap!
Un completo disastro.

Leggevo negli occhi del mio istruttore una leggera nota di delusione, anche se cercava di mascherarla.
Prima di quell’esame tutto era filato liscio come l’olio, e non ho mai avuto alcun tipo di problema con quelle manovre.

Per un po’ ho pensato di gettare la spugna e che il volo non facesse per me.
Ma provavo rabbia, avevo il sogno di tutta la mia vita ad un passo da me e lo stavo lasciando sfuggire via così.

Dopo qualche settimana di stop, ho ripreso con le regolari lezioni di volo, ho iniziato a pensare che magari semplicemente mi servisse qualche ora in più di addestramento per affrontare l’esame con più sicurezza, quindi prenotai un volo di un’ora con il mio solito istruttore e cominciammo a fare i soliti touch and go: tutto perfetto.

Erano passati una quarantina di minuti, e avevamo ancora davanti circa venti minuti di touch and go, quando…

“I-AMDJ, autorizzati al touch and go pista 34 calma di vento”

LIRU TWR

Al che il mio istruttore

“Sarà un Full-Stop, I-AMDJ”

I-AMDJ

Un full-stop? Ma come un full-stop? Abbiamo ancora altri 20 minuti di volo…

Atterro come al solito, libero la pista e ci dirigiamo al parcheggio G.A. nell’Apron nord dell’aeroporto dell’Urbe.

Mi disse “Aspetta qui” e dopo una decina di minuti si presentò con il comandante incaricato nell’eseguire gli Skill Test per l’abilitazione al volo solista: mi aveva “fregato”.

Il comandante sale a bordo dell’aereo e mi ammonisce: “fai le stesse cose che hai fatto fin’ora”.

Inizia il test vero e proprio, controlli, chiamata radio, rullo alla posizione attesa “S” pista 34, prova motori e via…

Dopo una serie di touch and go in varie configurazioni, finalmente arriva il momento…
Arriviamo al parcheggio e il comandante prende dalla sua tasca un pupazzetto in gomma di Pluto con sotto una ventosa. Lo attacca al cruscotto dell’aereo e mi dice “vedi di riportarmelo”.

Sembrerà assurdo, ma in quel momento mi trovai invaso da un senso di tranquillità, ero perfettamente conscio delle mie capacità, e volevo a tutti i costi onorare la fiducia che il mio istruttore e l’esaminatore avevano riposto in me.

Metto in moto e inizio con le chiamate radio, eseguo tutto con la massima attenzione e arrivo alla posizione attesa. Attendo per circa una decina di minuti, dato che c’erano un paio di aerei che avevano la precedenza, finché non arriva il momento:

I-AMDJ, autorizzati al decollo pista 34, calma di vento

Entro in pista, allineo il direzionale e via…

Nonostante avessi eseguito le stesse identiche manovre qualche minuto prima, ora tutto era diverso:
l’aereo era più leggero, saliva meglio e io mi sentivo stranamente tranquillo.

Inizio la salita e come di consueto raggiunti i 500ft eseguo una virata sinistra per entrare in controbase mantenendo i 70kt, appena raggiunti i 1000ft virata per il sottovento, prima tacca di falp e controlli pre atterraggio. Aria: ok, miscela: ricca, selettore carburante: aperto.

Dai 1000ft del sottovento sinistro si vede chiaramente l’auditorium Parco della Musica, lo stadio Olimpico, la cupola di San Pietro, e in lontananza riuscivo a scorgere anche il piano superiore della stazione Termini con il suo passo di ronda, dove ai tempi lavoravo.

Quel giorno Roma mi sembrava più bella, e io mi sentivo adulto.

Dopo quegli istanti di spensieratezza fissando quell’inusuale prospettiva riservata solo a pochi “privilegiati”, era il momento di tornare a lavoro …

Virata in base, flap e inizia la fase di discesa:
trimmo l’aereo a 70kt e riduco motore, la rampa di discesa è buona, pista in vista…
Virata in finale, full flap, ci siamo.

Quota perfetta, traiettoria anche, arrivo in soglia pista, motore al minimo e muso verso il basso.

Ho preso il mio primo aereo a 13 giorni dalla nascita, e già ai primi anni di elementari, quando i miei compagni disegnavano automobili, io disegnavo 737.

Anche in giovane età, durante gli atterraggi sui liner (come passeggero 😜) giocavo ad emulare i suoni del GPWS del Boeing 737, e durante quel mio primo atterraggio da solista, dove ero concentrato a pensare a tutt’altro, mi iniziarono a risuonare in testa quei suoni…

“fifty… forty… thirty… twenty… ten…” e touch down sul pettine, ero a terra.

“Urbe torre, I-AMDJ abile al Charlie”, io cercando di contenere l’emozione.

I-AMDJ liberate al Charlie, proseguite su questa per il parcheggio, e… complimenti!

Abbozzo un “Grazie” abbastanza confuso per la frenesia del momento e libero e mi appresto a liberare la pista al raccordo “charlie”, fermo l’aereo, via il transponder e i flap e mi dirigo all’APRON nord.

Credo sia stato uno dei miei migliori atterraggi in assoluto.

Ringrazio immensamente il mio istruttore, il com. Riccardo per aver compreso la mia difficoltà nel gestire “l’ansia da esame” e il logoramento delle settimane antecedenti alla data prefissata, facendomi questa fantastica sorpresa.

Primo volo solista

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